Parlando de “La Bella e la Bestia”, il live action

Sono andata al cinema a vedere La Bella e la Bestia, il live action. Quello che vi presenterò è l’insieme di tutto quello che ho pensato sia dopo la visione del film sia dopo aver chiacchierato coi miei contatti su Facebook, che mi hanno dato ulteriori spunti di riflessione e mi piacerebbe proporveli, assieme al mio sproloquio.

Voglio fare due premesse molto importanti, con tutto che una dovrebbe esser molto chiara a prescindere di tutto:

  • SPOILER: parlerò delle variazioni tra film di animazione e live action, quindi siete avvisati. Personalmente non reputo le variazioni come spoiler, però se volete andarlo a vedere non sapendo nulla di quello che dirò più sotto non leggete dopo la locandina del film che farà da divisorio per il post. Volendo vedete prima il film e poi leggete e ne discutiamo;
  • Non tollererò nessuna ‒ e dico nessuna ‒ frase del tipo “sei arida” e soprattutto “non capisci un cazzo”: io esporrò quello che ho pensato nel miglior modo possibile, il che implica che sarò educata e civile. In sede di eventuale discussione pretendo la stessa cosa dall’altra parte. Non transigo. Lo dico spesso e mi ripeto, però l’educazione e il rispetto sono la prima cosa e non avendone trovata molta on-line preferisco essere chiara ‒ e anche un po’ paranoica ‒ prima mettendo i puntini sulle i.

Premesso ciò… Je suis prête, allons-y!*

La prima cosa che vi voglio dire è cos’è un live action, perché avrei anche una domanda da porvi.

Il live action è un film rifacimento/adattamento di un film animato/videogioco/fumetto con attori “In carne e ossa”, e questa dicitura la si usa maggiormente in contrapposizione se il prodotto di partenza è un film di animazione. Si usa anche per un film realizzato a metà strada ovvero usando sia l’animazione sia l’azione dal vero.

I live action riprendono la storia dell’opera originale e possono apportare eventuali cambiamenti alla narrazione aggiungendo qualcosa o arricchendola con questo e quello oppure può voler essere fedele quanto più possibile al prodotto del medium iniziale.

Una domanda che spesso si fa a tal proposito è: “se il live action è uguale ‒ o quasi ‒ perché non si va a rivedere direttamente il film di animazione?”. Cosa ne pensate voi?

Un live action è un prodotto essenzialmente di intrattenimento che ha lo scopo di marciare sull’effetto nostalgia che i fan del film di partenza possono provare e che sarebbero invogliati a vederlo già per questa ragione; è anche un modo per svecchiare un film di alcuni anni prima e che in questa nuova veste potrebbe portare nuovi fan. Business? Sicuramente, ed essendo il cinema dapprima un’industria è del tutto legittimo farlo; i soldi che porterebbero nelle casse questi film possono aiutare a produrre altri film, che hanno comunque dei costi. Il fatto che poi sia un film di intrattenimento non vuol dire che sarà necessariamente un prodotto di bassa qualità, anzi, quindi se il prodotto riesce si può essere anche contenti di averlo visto. Nel caso della Disney ci tengono particolarmente, non vogliono creare ciofeche. Io ho molto apprezzato Il libro della giungla uscito lo scorso anno e Cenerentola, in cui hanno inserito alcuni elementi di modernità (senza andare troppo lontano dalla storia di partenza) che ho molto gradito. Il mio preferito in assoluto sinora è: La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera.

E adesso iniziamo a parlare del film vero e proprio.

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ATTENZIONE: non leggete sotto se non volete sapere nulla del film!

La prima cosa che voglio dire è che avevo pensato di non vedere proprio il film, almeno non in questo momento, sempre per la filosofia “facciamo passare la febbre e poi lo vedo io”, come anche di non vederlo affatto. Tra le varie ragioni per cui ho deciso però di vederlo è proprio uno dei messaggi che aveva il film di animazione: bisogna conoscere per abbattere i pregiudizi, e quindi sono andata al cinema.

Nel live action, trattandosi di un musical, troviamo delle aggiunte come alcune canzoni del musical e alcune canzoni create per l’occasione ex novo e ovviamente i brani originali composti da Alan Menken. Allo stesso modo sono state aggiunte delle scene nuove, come proprio l’inizio, che vede la trasformazione del principe in bestia dopo l’incontro della fata che non viene narrato visivamente dalle immagini nelle vetrate, ma abbiamo l’avvenimento “in diretta” oppure una scena con Agata (la fata) e Maurice, per dirne alcune o anche delle scene che si rifanno alla fiaba, come il rimando alla rosa che chiede Belle al padre ogni volta che viaggia.

La Bella e la Bestia quello del 1991 è un film di animazione che tutto sommato mi piace; non è il mio preferito** ma l’ho sempre visto ben volentieri. Il live action però non mi è piaciuto.

Se dovessi usare una sola parola per parlare di questo film sarebbe MEH. Riduttivo, mi rendo conto, ma effettivamente è la parola che ho detto più spesso tra me e me. Da come lo avevano pubblicizzato mi aspettavo molto, ma molto di più e la sensazione di MEH a fine film era acuita. Andiamo nel dettaglio.

Prima di tutto vi dico le tre cose belle:

Maurice: cosa vuoi dire a Kevin Kline? Nulla! Lui è uno degli attori che più adoro, sin da quando lo conobbi vedendo “Il club degli imperatori”. Le scene con lui sono le più belle, è stato un Maurice dolcissimo, a tratti svampito e a tratti saggio. Mi è piaciuto tantissimo e ho apprezzato che sia comparso più del Maurice del film di animazione, ottenendo quindi più risalto;

Fabrizio Pucci che dava la voce al clavicembalo, Maestro Cadenza. Lui è la voce di Hugh Jackman in molti film, che aveva interpretato Gaston prima di Luke Evans a Broadway. Ho apprezzato questa cosa per puro rimando, quindi lascia il tempo che trova, ma per onestà lo dico.

Questo si associa subito a una cosa per cui dico “peccato”, peccato non averlo visto in lingua originale per via del cast di doppiatori: tra i tanti abbiamo  Emma Thompson (Mrs. Bric), Ewan McGregor (Lumière), Ian McKellen (Tockins), Stanley Tucci (Maestro Cadenza).

La faccenda dell’incantesimo iniziale: molto coerente e più tragico del cartone, abbiamo la spiegazione al motivo per cui nessuno si ricorda del castello (la fata fa perdere la memoria agli abitanti del villaggio e tramite l’incantesimo isola anche il castello stesso a livelo fisico) e dei suoi abitanti e ho apprezzato che qui a mano a mano che la rosa appassisce gli abitanti del castello diventano più oggetti e meno umani, perdendo proprio la loro vita, e il castello cade sempre più a pezzi a ogni petalo caduto. Bella pensata, molto apprezzata.

Le cose nì:

I costumi: senza infamia e senza lodi, non sono spettacolari, ma la capigliatura del principe mi fa urlare per l’orrore giacché, se proprio si vuol fare i precisini, andavi di parrucca settecentesca e bona lì. E qua ho un dubbio: è una fiaba, quindi l’esattezza storica può andare a farsi un bagno, no? Sì. Allora perché avete lasciato acconciature molto semplici a Belle e non al principe? La sua è proprio brutta. I colori degli abiti non sono molto vivi, specie quelli del ballo finale (tutti vestiti di bianco? Che tristezza) e non lasciano il segno. Se faccio riferimento al Costume, quello famoso con la lettera maiuscola, allora siamo nel no.

LeFou/LeTont, di cui vi parlerò per ultimo.

Adesso tutto il resto, che per me è NO.

L’introduzione, recitata da Vittoria Puccini. Amando leggere ad alta voce, con un tono adatto alla narrazione, apprezzando molto gli audiolibri, se mi trovo davanti a delle introduzioni recitate con espressione, in qualsiasi media proposto, mi si conquista, perché il mio cuore si scioglie e si lascia catturare dal timbro, dal tono e anche dalle parole. Qui non ho avvertito espressività, mi sembrava più una lettura piatta, di quelle che fai a scuola per forza senza sentimento, e ci sono rimasta molto male.

I tempi nella storia. Ho percepito stacchi nel montaggio e stacchi temporali che, per quanto in una fiaba lo scorrere del tempo non sia definito spesso qui non è molto chiaro. I tempi sono gestiti male, con tutto che dura di più rispetto al film di partenza; sono stati aggiunti dei dialoghi, ma se lo si dice male, con un tempo non ottimale, appaiono come un “allunga brodo”.

CGI. Chi ne sa più di me (non ho mai detto di essere una laureata in critica cinematografica) potrà bellamente smentirmi adducendo spiegazioni oggettive al riguardo, ma io l’ho trovata imbarazzante. La bestia non mi ha spaventato molto; è pur vero che quella del film di animazione non la si trova brutta col tempo, ma almeno all’inizio, quando appare, incute timore, e questo non avviene nemmeno nella famosa scena dell’ala ovest, dove sembra più stizzito che adirato. Non mi è piaciuta nemmeno la sua resa grafica: mi sembrava più un personaggio qunari di Dragon Age Inquisition volutamente fatto bruttarello con qualche mod per l’occasione in game. E a tratti la mascella andava da una parte e la mandibola dall’altra e nei movimenti non mi sembrava abbastanza fluido. I servitori resi oggetti mi hanno inquietata sinceramente, e non fatto tenerezza. Il castello ha l’aspetto gotico, come quello originale, ma qua perde di smalto, a mio avviso.

La magia di certe scene non pervenuta: la scena della biblioteca, quella della sala da ballo e quella della trasformazione nel cartone sono magiche, e ancora oggi, a 25 anni, se rivedo il film le amo, mi viene il batticuore. Sono le mie scene preferite e posso figurarmele nella mente ed emozionarmi anche solo chiudendo gli occhi. Qui, queste scene in particolare sono state rese tutto di fretta, e mi è sembrato tutto oscuro, triste. La biblioteca viene inquadrata in un istante e nemmeno del tutto, la scena del ballo viene liquidata in pochi istanti e mi aspettavo un gioco di luci che mi avrebbe fatto sognare, come anche un’esplosione di colori quando la bestia torna in vita e ritorna uomo. Il film dura di più rispetto a quello di animazione e le cose in cui forse l’effetto nostalgia avrebbe vinto a mani basse sono rese in due attimi. In questo caso dico “dilusione di diludendo”. Si potrà replicare dicendo “ma non deve essere tutto uguale al fim” e vi dirò “avete ragione”, ma diciamocelo, chi non ha sognato di vedere la biblioteca della bestia almeno una volta nella vita, reale, su grande schermo? E poi la vedi un attimo solo? Forse avevo aspettative troppo alte.

I costumi. L’abito del ballo di Belle, che ho trovato orrendo, ma proprio in generale. Posso capire la filosofia del mantenere la semplicità di Belle, ci sta, ma questo vestito è proprio triste, sciatto, e fa urlare “ma che poraccitudine!” da tutti i pori. Sembra più un abito per carnevale fatto alla buona con le poche risorse che hai a disposizione che non un abito per il ballo, con un colore orrendo. Va bene che il giallo canarino sembra esser di moda, quest’anno, ma il vestito giallo oro della Belle del ’91 vince. Bocciatissimo questo del live action.

Belle. Facciamo un’altra premessa: so bene che molti adorano Emma Watson, lo so. Siete cresciuti con Harry Potter (io non posso mettermi in mezzo perché non è la saga con cui sono cresciuta quindi non ha senso), la adorate anche per questo, la adorate come attrice, la trovate bella, la adorate per quello che fa a livello umanitario. Tutto giusto e tutto legittimo. Io separo molto le cose, di netto: apprezzo il suo impegno come attivista e la trovo un cupcake nelle interviste, non l’ho mai negato, ma a livello attoriale sinceramente mi fa cascare le braccia. Già col passare del tempo nei vari film di Harry Potter mi era sembrato che fosse più Hermione Granger a interpretare Emma Watson e non il viceversa, e qui la stessa cosa, era Belle che interpretava Emma e non mi è proprio garbata come cosa. Quando recita ha la stessa faccia e se ha delle espressioni sono in un range molto limitato. L’ho notato anche in “Noi siamo infinito”, “Bling Ring” e “Noah”, quindi non sono partita prevenuta, i film li ho visti perché penso che si possa sempre migliorare come attori. Lo ha fatto Kristen Stewart in “Sils Maria” e “Still Alice”, lo sta facendo Katherine McNamara in “Shadowhunters”, quindi possono farlo tutti secondo me. Qui sembrava fosse o sempre spaventata o con un sorriso molto tirato. Nel caso di Belle erano tante smorfie, il labbro superiore sempre arricciato in stile “ma che schifo” che, se quando respinge Gaston va bene, per tutto il resto del film anche no. Belle è un personaggio che tutto sommato, anche se non è il mio film di animazione Disney preferito, mi piace, ma non mi è piaciuta la sua resa. Avrei preferito un’altra attrice per Belle già esteticamente perché non ce l’ho mai vista per Belle (una Belle papabile, al di là dell’età, per me è sempre stata Natalie Portman o anche Daisy Ridley) e quest’ultima considerazione è del tutto opinabile, perché per me Emma bella non è, ma non mi sono lasciata comunque fermare e ho visto il film. La recitazione che non mi ha convinto supera questa cosa ed è del tutto lontana dalla mia considerazione estetica. Il fatto che poi non canti nemmeno nel film fa chiedere perché sia stata scelta lei. La ragione che mi viene in mente è il fatto che “tira” perché è molto apprezzata dai giovanissimi, e dai fan che sono cresciuti sia con la Disney oltre che con Harry Potter oltre al fatto che è la sua principessa preferita se non erro e che abbia voluto proprio partecipare in prima persona al film (ha rifiutato La La Land per parteciparvi, correggetemi se sbaglio).

Parlando propriamente del personaggio di Belle non ho molto apprezzato alcune cose in particolare: nella prima canzone dice “È dal giorno in cui arrivammo/che mio padre ed io pensammo/questo posto è provinciale” e subito dopo il popolino dice “guarda noi dall’alto in basso” e dopo “è altezzosa”. Adesso, so che l’adattamento è quello che è ‒ adattato al labiale ‒ e non è questo su cui voglio discutere, ma sulle parole usate. Nella versione inglese del film di animazione, Belle dice: “Ev’ry morning just the same/Since the morning that we came/To this poor provincial town” quindi lei per prima pensa che il villaggio sia provinciale con tanto i trogloditi e la gente gretta, e ascoltando la canzone è solo un’affermazione, che nel complesso ci può stare, anche perché lei veniva da Parigi, la capitale, anche se la traduzione italiana la trovo “più pesante” rispetto alla versione inglese, ma questa è una mia percezione. Sono le parole del popolo che ti fan venir da dire a Belle: ma tu chi cavolo sei? Belle è il simbolo dello spirito intelligente, della persona che non si lascia andare a giudizi e pregiudizi, perché adesso ce li ritroviamo? Lo trovo uno scivolone pazzesco. Fa tanto “sono uno special snowflake” in stile molto Tamblah e lei diventa quella che giudica, in stile non è giusto che si giudichi, non giudicatemi, però io posso farlo.

Mi è stato fatto notare che questa cosa la si può vedere anche da un altro punto di vista: anche la Belle del film di animazione nella scena del Bonjour! può esser vista come un’arrogante a cui non piace il paesello e i compaesani (che la vedevano comunque come l’X su cui sparlare o anche solo come “la strana” o quella che non capivano), con tutto che loro però la salutavano e non la odiavano, tutto sommato. Mentre lei, che vuol vivere di avventure, che non è come la gente del paese, si emarginava da sola, credendosi superiore. Lo trovo un punto di vista altrettanto valido. Essendo stata da piccina emarginata, criticata e presa in giro dal paese in cui ho vissuto, io non lo avevo interpretata a questa maniera perché facevo più riferimento al “non c’è nessuno ahimè che capisca il perché”, quindi la vedevo più come una ragazza molto sola, proprio come me, quindi non l’avrò notato.

Questa Belle è una Belle che sa fare tutto, e tutti la lodano perché è forte, è coraggiosa, è capace a far tutto. Non si sconforta mai, è sempre positiva, ed è così irrealistico. Vedere lei con la passione della meccanica al posto di Maurice non l’ho sopportato. Sembra lei l’inventrice e non il padre. Va bene che Belle è intelligente, e che ha potuto ereditare l’inventiva dal padre, però questo è troppo. Avrebbe avuto più senso creare il prototipo della lavatrice con Maurice, secondo me.

Nel film di animazione c’è la scena in cui la Bestia le dice che cenerà con lui e subito dopo Belle scoppia a piangere. Piangeva anche prima, quando aveva salutato Maurice. Quelle lacrime indicano una debolezza, ma è credibile: si può essere forti anche se si cade nello sconforto, se si piange, se si soffre. Fa parte della natura umana ed è giusto così. La nuova Belle la trovo un modello improponibile di donna non perché moderna, ma perché irraggiungibile. E non se ne sentiva il bisogno.

Gaston. Argh. Gaston, o meglio, Luke Evans, mi è piaciuto. Ha espressione al di là di essere un (soggettivamente parlando) bell’uomo. Nasce da Broadway poi e si vede, sa come tenere la scena. È Gaston il personaggio a non essermi piaciuto. Ci viene detto che è un analfabeta, non sa né leggere e né scrivere: perché dice allora che apprezza una donna intelligente? Perché? Ricordiamo che lui è quello che dice “ma come fai a leggerlo? Non ci sono figure”, “Lascia perdere i libri e dedicati a me”. E adesso vuole sposare Belle perché non si umilia come le altre… eh? Lui voleva Belle perché era la più bella del paese, lui, che era il simbolo dell’ignoranza, di quell’ignoranza negativa che conduce alla paura di ciò che non si conosce ‒ la Bestia ‒ e che porta poi alla follia distruttiva ‒ il voler uccidere la Bestia ‒ e tutto questo sparisce. Perché?

Il fatto che non abbia denigrato Maurice quando dice di aver visto una bestia in un castello, dicendogli poi, camminando verso il castello, che voleva aiutarlo solo per sposare la figlia attentando subito dopo alla vita del vecchio (perché rifiuta) lasciandolo in pasto ai lupi lo rende sì cattivo, ma lo rende anche furbo, almeno in parte, perché poi il suo gesto non aggiunge nulla alla trama in modo significativo. E quindi?

Si è cercato di dargli maggior caratterizzazione facendogli dire cose in più e dando anche un background aggiuntivo ‒ quando dice che è andato in guerra e ora vuole metter su famiglia ‒ ma sebbene sia un ragionamento che per me detto così non sta in piedi, ovvero avrebbe bisogno di ulteriore approfondimento per esser credibile, ci hanno sempre dato un Gaston molto sempliciotto e buzzurro, “troppa profondità” ‒ quella supposta, che si voleva dare ‒ stona.

Le dinamiche tra i protagonisti. Mi sono sembrati più amici che non amanti, e la chimica tra loro non l’ho percepita, anche perché alcune cose che ho sempre visto importanti (per esempio le lacrime di Belle quando la bestia le mostra il castello e che lui nota, sentendosi a disagio, oppure la carezza di Belle quando va da Maurice che sta male) e che avrebbero dato quel qualcosa in più al loro rapporto e a loro come personaggi dal ruolo centrale. Anche durante la scena del ballo non trovo la naturalezza e la complicità che c’era nel film animato, che qui invece sembra più una coreografia di Ballando con le stelle, che però non ha calore, come anche non ha calore la scena in terrazza. Quanto ho sofferto.

Le aggiunte utilizzate male. La bestia ha un libro che permette di viaggiare, ma viene usato solo una volta. Non lo si poteva usare anche quando Belle vede Maurice in pericolo? Si poteva, ma non lo hanno fatto. Allora perché inserirlo solo per darci il motivo per cui Maurice e Belle sono andati via da Parigi che non aggiunge nulla alla storia a livello di trama e di crescita dei personaggi? Dico così perché se da un lato Belle capisce perché ora vive nel paesino, dall’altra non ha mai comunque avuto modo di sollevare il dubbio al padre. Se lo avesse fatto avremmo avuto un conflitto tra i due, non necessariamente fatto col litigio, ma la scena del viaggio avrebbe avuto un senso, che qui non ha.

Allo stesso modo non ho apprezzato la figura di Agata, che poteva essere decisiva in alcuni punti, come per esempio quando Gaston zittisce Maurice che lo ha accusato di omicidio (il suo) e minaccia LeTont che sa la verità, ma non parla. Eppure non fa nulla. Lei sapeva, ed è stata zitta. Perché allora è stata messa come personaggio? Mi sarebbe piaciuto vederla almeno che ci diceva il motivo per cui aveva fatto vivere l’incantesimo anche agli altri abitanti del castello che comunque non avevano colpe. Nemmeno questo. #mainagioia

Il politically correct. Gaston che elogia Belle, che la desidera così com’è, assieme alla gente si rende conto che Gaston è un cafone e questo si nota nella scena in cui LeTont paga la gente per elogiarlo. Questa non la trovo proprio una rivisitazione in chiave moderna come nel live action di Cenerentola, questo è politically correct, ovvero un modo di rifuggire alle eventuali accuse di offese verso determinate categorie di persone. Un prodotto di fantasia ha come primo scopo quello di narrare qualcosa, ed eventualmente dare un messaggio, anche grazie a personaggi e azioni negative che, portate sullo schermo (come in questo caso, trattandosi di un film), posson far riflettere. Se non abbiamo la materia su cui riflettere, come si potrà accendere la scintilla della riflessione? Il politically correct appiattisce ogni dubbio, ogni difetto, ogni possibile controversia e ogni spessore che nel cinema solitamente viene dato proprio dall’umanità dei personaggi, mentre la complessità muore.

Parlando del politically correct sulle persone di colore nella Francia del Settecento dico nì, ovvero che essendo una fiaba, quindi non si ha la necessità di essere storicamente accurati, ci può stare a mio avviso, ma dall’altro lato avrebbe avuto più senso se il contesto spazio-temporale fosse stato un luogo fantastico direttamente. A tal proposito, sentir dire Gaston che dice non so cosa significa dopo il je ne sais pas di LeTont è imbarazzante per questo: sei in Francia, sei francese, dovresti saperlo. Non è divertente, né tantomeno realistico se batti più volte il dente sul fatto che la storia è ambientata in Francia.

Motivazioni che anche no. Abbiamo la bestia che “poverino, è così per colpa del padre”. Ahia. C’era bisogno di questa giustificazione che non dice nulla e fa cadere Belle nel dispiacere appena sente quelle parole? No. Questo porta poi al tagliare l’amicizia tra Belle e la Bestia per passare direttamente all’amore. Ogni parte complessa che può essere data dai personaggi umani, con pregi e difetti, che incarnano alcuni lati dell’umanità ‒ non necessariamente positivi ‒ vengono smussati e appiattiti e tutti siamo più felici. Beh, io non di certo. La storia del passato tragico non contestualizzato ha stancato (tipo quello di Cristiano Grigio). Questa anche rientra tra le aggiunte non necessarie, che avrei apprezzato se avesse portato anche in un abbraccio finale tra il principe e i suoi servitori per riappacificarsi visto che si sentono in colpa per aver permesso questa cosa o per avvicinarsi a Belle che ha perso a sua volta la madre. Qua serve solo per dire “oh, povera stella, allora è per questo che è stronzo”; con la conseguenza che Belle se ne innamora.

Il doppiaggio. La metrica delle canzoni era sballata per adattare meglio le parole al labiale, ma nonostante i cambiamenti il labiale era spesso scollato. Non ho altro da dire.

Passiamo a LeTont. Josh Gad è bravissimo, ha una gestualità che mi piace, è espressivo, l’ho adorato come attore! Lui, con tutto che è una macchietta, una spalla comica del villain, è il personaggio riuscito meglio, anche perché, essendo in carne e ossa, il tratto macchiettistico si perde un pochino. Ho apprezzato la sua crescita e la sua crisi di coscienza. È pur vero che l’ho apprezzata a metà. Perché? Sempre in vista del politically correct e perché mi sorge spontanea una domanda: la crisi di coscienza del personaggio è stata data dal fatto perché è gay? Mi spiego meglio: se fosse rimasto il LeTont che appoggia Gaston fino alla fine si sarebbe urlato al “dà un’immagine negativa dei gay”? Considerando il disagio della gggente è possibile, e non vorrei che fosse stata questa la ragione dei dubbi instillati nel personaggio nella durata del film. Lo sappiamo, esistono persone buone e persone cattive e personaggi buoni e personaggi cattivi, ma questo va sempre al di là da ciò che “sono” come personaggi sociali (non so come definirlo meglio).

Quando si tende a vedere i personaggi come donna, uomo, nero, bianco, omosessuale, etero ecc. si perde ciò c’è alla base: il personaggio a livello globale. I personaggi vengono spersonalizzati, la loro personalità viene meno perché diventano rappresentazioni di comunità.

Il fatto che non sia stato esplicitato chiaramente però nel film mi fa dire: era necessario dare il connotato a questa maniera, dandolo definitivo negli annunci e non nel film in modo esplicito (il ballo finale con un bel giovane non lo è)? Che sia solo il primo passo e non il tentativo “non osato” perché è un film concepito anche e soprattutto per i più piccini? Ai posteri l’ardua sentenza. Una cosa ve la posso dire però: nessun bambino verrà deviato vedendo il film, ve lo posso assicurare.

E qui: abbiamo bisogno dei personaggi che rappresentano delle minoranze? Sì, perché non tutti al mondo abbiamo gli stessi diritti e mostrarli maggiormente nei prodotti che raggiungono tante persone si dà loro più visibilità. È giusto renderli tutti buoni perché devono dare un messaggio positivo? Personalmente il messaggio positivo lo si dà se si rende bene un personaggio con tutti i crismi a livello di caratterizzazione al di là da ciò che rappresentano (che viene proprio dopo) e non solo con la semplice presenza di essi come contentino.

Spero più che altro questa linea di pensiero cambi e che avremo personaggi ben caratterizzati prima e che rappresentano minoranze poi, con la speranza che cambi poi anche il modo di pensare della gente cosicché si smetta di accettare il “diverso” perché non verrà più visto come tale, come è giusto che sia.

In conclusione… Mi sarebbe piaciuto trovare la magia in questo film, almeno tanto quanta nel film di animazione. Ne ho trovata poca, non mi sono sentita coinvolta, non ho sospirato sognante assieme ai personaggi e assieme alla bambina nostalgica che avrei potuto essere e che non sono stata. Non per cinismo, credo, perché altrimenti non mi sarei intenerita con Maurice, o come anche mi è capitato con il live-action di Cenerentola, però sarebbe stato più facile farmi sentire a casa con questo film e non è successo. Quel dommage.

*Citazione come personale tributo al film e a una saga di libri/serie TV; un biscotto a chi indovina.

** I miei preferiti tra i film propriamente Disney sono: Gli Aristogatti, La carica dei 101, La spada nella roccia e Robin Hood.

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4 pensieri su “Parlando de “La Bella e la Bestia”, il live action

      1. Mi scuso per la gaffe! 🙂 E’ un mio limite, quando vedo un post che supera una certa lunghezza lo leggo di fretta e mi sfuggono alcuni dettagli. Grazie per la risposta! 🙂

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