Preludio a “Tutto Roth”.

Questo sarà un piccolo post introduttivo, molto leggero e alla mano.

Lo avevo detto da tanto, tantissimo tempo e alla fine ci siamo.

Avevo paura nel gettarmi in questa sfida, ne ho avuta tanta non appena ho pensato solo all’idea abbozzata del tutto; a dire il vero ho ancora molta paura, ma ho deciso di incanalarla e di sfruttarla in modo positivo, nella speranza che mi possa permettere di fare un buon lavoro all’altezza delle mie (alte davvero) aspettative.

Voglio dare il massimo e il meglio di me anche in questo progetto. Il mio è anche un timore reverenziale, in tutt’onestà.

Solitamente io tendo ad amare libri in particolare e non gli scrittori di questi libri perché non è affatto detto che poi possa piacermi altro dello stesso autore e quindi tendo ad andarci cauta. Ci sono ovviamente delle eccezioni e questi sono i miei scrittori preferiti. Con loro la differenza sussiste nel fatto che, anche se possano piacermi più alcuni libri di altri, la loro produzione mi lascia sempre qualcosa, al di là del mio gradimento.

Se poi si parla di Philip Roth per me poi è proprio Amore, con la A maiuscola. Credo che sia l’unico modo in cui possa definire tutti i sentimenti contrastanti che mi hanno suscitato da sempre le sue letture, il suo modo di scrivere e proprio lui come persona. Logicamente, non avendoci mai avuto a che fare direttamente non lo conosco, ma l’idea che mi sono fatta è abbastanza intrigante.

Ho sempre detto che la mia attrazione scatta per l’intelletto, se non sono cerebralmente stimolata non sussiste alcuna forma di attrazione per me.

Sì, posso dire che trovo Philip Roth intellettualmente molto stimolante, al punto che (e qui mi si perdoni il linguaggio) “scoperei con la sua testa molto volentieri”. Se non fosse per l’età e per il fatto che vive oltreoceano… vi lascio continuare la frase.

Quello che provo per lui non è soltanto attrazione intellettuale, ma è anche ammirazione. Tendendo sempre a interagire con cose e persone migliori di me, anche al fine di migliorare a mia volta, quando ammiro qualcuno (ed è molto difficile che accada) è perché mi ha colpito talmente tanto al punto da poterlo vedere come una montagna da scalare, uno sprone per far meglio. Quando ammiro qualcuno non odio mai la data persona, al massimo utilizzo la parola “odio” presa con le pinze per dire che questa persona possiede una caratteristica che io desidero avere, ma non è con l’invidia che la si può ottenere, e infatti (per fortuna o per sfortuna) non invidio nessuno. Questo “odio” mi pungola per darmi da fare, per crescere, per puntare sempre al massimo. Questo tipo di “odio” è quello che innesca una competizione positiva.

Provo questo genere di “odio” per Philip Roth, e lo amo anche per questo.

La sua prosa è vivida, precisa, con un’accurata e oserei dire maniacale cura per le parole, sia per ciò che concerne il significato della parola usata, sia per il peso che la parola avrà nella frase e nel discorso. Lui non mette mai una parola a caso, ed è capace di colpirmi sia sotto il profilo intellettuale sia sotto il profilo emotivo, unendo quella precisione lessicale che gli è propria con la forza dello scritto, la connotazione è incisiva e riesce a raggiungere vette poetiche davvero magistrali, nel mentre che si indaga sulla condizione umana, argomento a lui molto caro e sviscerato oltre l’inverosimile.

Mi piacerebbe avere la sua stessa potenza, la sua stessa forza, la sua stessa capacità di catturarmi, coinvolgermi e di saper farmi emozionare e riflettere come solo lui sa fare per mezzo della scrittura.

A lui devo anche la scoperta di una scrittrice che ho imparato ad amare: si tratta di Edna O’Brien, e conto di parlarvi anche di lei. Ho seguito il suo consiglio di leggerla e non ne sono rimasta affatto delusa.

E dire che io lo conobbi per puro caso, tanti anni fa. Oggi voglio parlarvi essenzialmente di questo. Fu proprio una scoperta che mi ha cambiato la vita.

Agosto 2003, avevo dodici anni, e fu il mese in cui stetti per un mese a Boston dai miei zii, facendo una capatina a New York, con loro e coi miei cugini. Non avevo più voglia di andare, mio nonno era già ammalato e io volevo stare con lui. Fu proprio lui a dirmi in modo chiaro che non mi avrebbe permesso di rinunciare a questa avventura che mi avrebbe fatto crescere. Ancora oggi gli dico grazie.

Trovai in una libreria quello che poi avrei scoperto essere il libro di Roth che lo portò alla notorietà, ovvero Portnoy’s Complaint, in italiano Lamento di Portnoy, edizione economica, pagata otto dollari e rotti. La libreria è la famossima Strand, ovvero la libreria che da alcuni anni ha anche l’iniziativa/offerta di comprare i libri di serie per lunghezza, la books-by-the-foot. Un vero e proprio paradiso e direi una tappa assolutamente d’obbligo da visitare per i lettori.

Fui colpita da quel libro per il titolo. Alle volte ci sono dei titoli che attirano la nostra attenzione, e in quell’occasione non accadde altro che una cosa che faccio spesso ovvero dei rimandi tutti miei e che si possono ricondurre a quelle battute che non fanno ridere tutti, ma che fanno ridere soltanto chi capisce il rimando che c’è dietro.

Pensai: ma di cosa si sarà lamentato Portnoy? Vuole andare via dai Dream Theater?

La mia mente era andata a Mike Portnoy, quello che oggi è l’ex batterista di una delle m band preferite in assoluto, e quella associazione mi bastò per dire “sì, lo compro”. Non lessi nemmeno la sinossi in quarta di copertina; andai a istinto e l’istinto non mi deluse.

Da lì iniziò il mio amore per Roth e dura ancora, in questo anno corrente. Sono cresciuta, sono molto cambiata, ho vissuto sia belle esperienze sia brutte esperienze (parecchie me le sarei risparmiate e non le auguro a nessuno), e i romanzi di Roth sono stati una costante della mia vita. Mi è capitato anche, leggendone alcuni in determinati momenti, di interrogarmi su me stessa e su quello che mi stava capitando. A mano a mano che procedevo nella lettura, pensavo anche alla mia vita e riuscivo a darmi delle risposte a domande che fino a quel momento mi erano precluse o a cui non avevo nemmeno lontanamente pensato. Alcuni dei suoi romanzi spesso mi chiamano, essendo nella lista dei miei libri preferiti, quando sono triste o quando sento la necessità di rifugiarmi nel porto sicuro di quelle parole che mi hanno permesso di essere la persona che sono oggi, certa che anche questa volta, troverò le risposte che cerco rileggendo questi libri. Mi piacerebbe parlarvi anche di questo.

Come si svilupperà il progetto? Voglio fare proprio una specie di monografia, parlando della sua vita e delle sue opere, contestualizzandole anche in base al suo vissuto.

Philip Roth è presente in ogni suo testo, pur non essendo effettivamente lì, ve ne accorgerete.

Sarà però una cosa molto anarchica, nel senso che non mi metterò dapprima a intavolare  discorso sulla sua vita nel dettaglio; lo farò, ma partirò sempre prima dai testi. Anche questi saranno scelti secondo un criterio molto preciso ovvero il “come mi gira”, o in base a quello di cui vorrei parlare nel dato momento. Non ne lascerò nemmeno uno, quindi tanto vale divertirsi anche in questo viaggio, no?

Posso solo dirvi che il primo di cui vi parlerò sarà Inganno, che ho regalato questo Natale alla mia migliore amica e non vedo l’ora di sapere il sui parere.

Spero vivamente di riuscire a coinvolgervi quanto più possibile, mettendo anche a nudo qualcosa di me parlando del mio amore verso questo scrittore.

La chiacchierata su Inganno sarà postata lunedì 25 gennaio.

 

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